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Aggiornato 16:02, 19-10-2020

Lettera alle studentesse e agli studenti e a tutta la comunità scolastica

Avrei preferito aspettare comunicazioni ufficiali e chiare dal Ministero prima di affrontare il problema della conclusione/validità dell'anno scolastico. Tuttavia i numerosi interventi giornalistici, a mio parere destabilizzanti, mi inducono a riflettere sul quesito che certamente in molti si pongono dall'inizio di questa emergenza sanitaria.
Al momento non è stato deciso nulla relativamente a scrutini ed esami di Stato e credo che ancora per qualche tempo non sapremo niente di ufficiale. Quindi è del tutto prematuro preoccuparsi di promozioni, bocciature, debiti.
Quando il Ministero e il Governo decideranno, sapremo fare al meglio quello che è necessario, nel rispetto delle norme.
Tuttavia in assenza di qualunque certezza mi chiedo se ci stiamo ponendo le domande giuste: "che ne sarà dell'anno scolastico 2019/2020?" "Come valutare la didattica a distanza?"
Esperti di docimologia e di innovazione didattica hanno dato diverse risposte a queste legittime domande, ma al momento io penso che la domanda giusta sia: "cosa ne facciamo di questo tempo, di questa esperienza e quale è il compito di ciascuno per aiutare la comunità e noi stessi?".
La scuola come luogo fisico ci manca perchè lì ci sono le persone che danno senso alla nostra vita quotidiana (compagni, amici, docenti, personale di segreteria, collaboratori scolastici), una umanità plurale, ricca, con la quale cresciamo attraverso quel curricolo informale e non formale non meno importante delle materie di studio. Non incontrarle fisicamente ci manca.
Ma soprattutto scuola aperta significa ritmi e abitudini chiari, ripetuti, che contribuiscono a dare struttura alle nostre giornate. Spazi, orari, impegni, incontri che rassicurano tutti ma soprattutto i più fragili, chi non vive serenamente per condizione di salute o di famiglia.
Oggi, invece, dobbiamo imparare a gestire le ore della giornata in spazi limitati ma con tempi senza confini. Dobbiamo costruire una struttura temporale personale: alzarsi, lavarsi, vestirsi, collegarsi al pc per i sincroni con la classe e poi i compiti, le chat con gli amici,e il tempo per la musica, per la tv, pranzi e cene con la famiglia e l'aiuto in casa.
Gestire e sopportare questa condizione, trasformare un tempo non strutturato in un tempo utile, gestire la propria solitudine, gestire la paura, aiutare chi ci sta accanto, non farsi abbattere da pensieri negativi, si chiama resilienza. Quindi stiamo diventando tutti più resilienti ed è una buona notizia anche se avremmo preferito impararlo in altro modo e con altri mezzi.
Avete imparato più matematica e più latino? Me lo auguro naturalmente. E' molto importante imparare sempre e sempre di più, è un traguardo irrinunciabile per la scuola. La cosa più importante è "imparare ad imparare" perchè quando incontri una cosa del tutto nuova che si chiama coronavirus, di cui nessuno al mondo sa niente, l'unica cosa che conta, qualunque sia il tuo ruolo nella società, è saper risolvere un problema cioè cercare informazioni, distinguere le notizie vere da quelle false, formulare ipotesi e verificarle, cercare soluzioni, porre domande.
Quello che i docenti stanno facendo con la didattica a distanza serve soprattutto a sostenervi nella costruzione di queste competenze. Non c'è controllo. Non ci può essere. Potete fingere meglio e più che in classe di ascoltare e capire e imparare ma non potete imbrogliare voi stessi. La didattica a distanza si basa sulla fiducia reciproca. Fiducia nei docenti che cercano ogni strumento, contenuto, filmato per aiutarvi ad imparare e fiducia negli studenti che si fanno carico di seguire lealmente i sincroni e il lavoro individuale che viene richiesto sotto forma di compiti o di esercitazioni. Il problema della valutazione e dei voti che assilla qualcuno di voi è una parte del problema. Abbiamo fatto un patto (forse senza esserne consapevoli) che vale moltissimo. Ognuno farà quel che può per non restare indietro, per fare la propria parte, per migliorare se stesso e quindi la comunità.
Ho letto un interessante articolo che dice di non chiamare la pandemia da covid 19 "guerra", perchè in guerra ci sono nemici e questo inevitabilmente genera rancore, odio e infine violenza. Noi invece abbiamo bisogno di solidarietà e responsabilità individuale per uscire da una crisi non nuova (tante pandemie hanno funestato l'umanità) ma diversa dal passato perchè la società di oggi è "nuova". Oggi possiamo contare su più strumenti, più conoscenze scientifiche, più tecnologia. Soprattutto possiamo contare su una comunità mondiale di scienziati che scambiando continuamente informazioni progredisce velocemente a cercare la soluzione: una cura e un vaccino.
Senza la collaborazione e lo scambio tutto sarebbe più difficile e ci vorrebbe molto più tempo.
A noi si chiede di restare a casa e seguire le indicazioni di comportamento note.
Penso quindi che la capacità di lavorare con gli altri e condividere, essere responsabili individualmente e collettivamente, sia la risposta a questa crisi planetaria e lo sarà anche quando tra molti anni nascerà un altro "cigno nero", frutto della variabilità genetica di un virus.
A questo la scuola deve rispondere: alla costruzione di un futuro dove i cittadini del mondo siano capaci di collaborare e unirsi e salvarsi insieme.
Il mio augurio è che ognuno di noi continui a fare la propria parte per costruire quel mondo, contraltare pieno di senso all'insignificante "non vale la pena di impegnarsi tanto saremo tutti promossi".

#Restiamo uniti

Anna Maria Catalano

 

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